• Silvana - Colorete Mua

Lo spazio personale, lo spazio tra di noi ....

In questo periodo piuttosto difficile e strano dove sembra essere dentro di un film di fantascienza si parla tanto dello spazio. Sembra anche paradossale perché fino a qualche giorno fa eravamo noi a decidere sulla nostra libertà di movimento. Sicuramente a conseguenza di tutta questa situazione difficile, tanti di noi, oggi più che mai, abbiamo bisogno dell’affetto, di un abbraccio, abbiamo bisogno di decidere chi vogliamo tenere vicino, perciò credo sia il momento giusto per poter parlare del nostro “spazio personale”.

Il termine di “spazio personale” è stato creato dall'antropologo americano Edward T. Hall (1914 – 2009) a metà dello scorso secolo. Questo studio ha dato origine alla PROSSEMICA che è la disciplina che studia la organizzazione dello spazio nella comunicazione. Tratta la distanza fisica tra le persone e il significato delle interazioni, cioè, approfondisce l’utilizzazione e percezione del proprio spazio fisico, la zona intima, e come e con chi viene utilizzato.

Questa bolla (bolla prossemica, spazio personale) dove noi viviamo, si restringe o si espande a seconda della nostra relazione con la persona con la quale stiamo interagendo. Tuttavia, proteggiamo il nostro spazio personale come se fossimo padroni dell’aria stessa, e chiunque cerchi di sfondare la barriera lo sentiamo come un invasore. Quando ci sentiamo sotto attacco reagisce la nostra parte bassa del cervello che va in fuga o combatte. Perciò molto probabilmente scappiamo a quella situazione o ci scusiamo e ci allontaniamo.



Come combattere l'ansia di questa repentina invasione al nostro spazio personale?

Paul Ekman, psicologo, ha fatto diversi studi sulle emozioni, e ha documentato le dimensioni delle quattro zone personali che abbiamo. Queste zone comprendono una capsula completa del nostro spazio personale e definisce lo spazio in 4 zone: 1) zona intima: fino a 45 centimetri, 2) zona personale (dai 45 cm ai 120 cm) per l’interazione tra amici, famiglia, persone che conosciamo bene, 3) zona sociale (1,2 a 3,5 metri) per conoscenti, colleghi, rapporto tra insegnante-alunno, estranei al primo incontro, restauranti, etc, 4) zona pubblica: auditorium, stadi, aeroporti e in generali posti pubblici.

Questa zona intima, definita come “spazio personale” è in realtà un meccanismo di difesa inerente al nostro DNA, ma non sono solo gli essere umani ma anche altri animali. Noi lo utilizziamo come una specie di cuscino che può variare d’accordo alle circostanze che si presentano. Invece gli animali utilizzano questo spazio personale per proteggersi dai predatori. C’è una cosa molto interessante da tenere presente quando si parla davanti al pubblico, più ampio e più naturale possiamo raggiungere il nostro spazio individuale, più ci sembra sicuri.



In situazioni affollate se invade reciprocramente lo spazio personale, e il livello di disagio aumenta


Edward T. Hall ha considerato anche un altra classifica: quella dello spazio fisso, quella che esiste attraverso le frontiere tra paesi o barriere fisse. Questo ultimo è quello esistente intorno al nostro corpo e può variare dipendendo dalla CULTURA. Perciò lo spazio personale che ognuno ha bisogno per sentirsi al suo agio può variare da una cultura ad’altra. La consapevolezza del tipo di cultura aiuta a migliorare la comunicazione tra le persone da diversi posti del mondo. Ovviamente, dobbiamo considerare non solo le barriere culturali ma anche le caratteristiche personali, sociali e le preferenze di ciascuno.


Cosa fare quando qualcuno invade il tuo spazio personale?


In situazioni affollate se invade reciprocamente lo spazio personale, e il livello di disagio per l’invasione può variare a seconda delle circostanze. Stare in piedi insieme su un ascensore affollato per esempio, o in un mezzo pubblico (autobus, treno, aereo) sono delle situazioni più invadenti dello spazio personale. Queste situazioni vengono affrontate ritirandoci attraverso i nostri pensieri, o guardando il cellulare, o magari leggendo un giornale cosi come riusciamo. Sull'ascensore ancora è più complicato, perciò cerchiamo di guardare qualche punto sopra o davanti per poter trovare il nostro spazio, evitando un disagio psicologico della reale interazione con un completo sconosciuto che all'improvviso è diventato un intimo.

Ed è ancora lo spazio personale in questo momento di pandemia che sentiamo che viene aggredito. Aggredito da un insieme di restrizioni dove fino a qualche mese fa noi potevamo decidere chi aveva o no diritto di accedere. Questa specie di assalto che lo Stato fa con il nostro spazio personale produce ansia, depressione, stress. E quali sono i rimedi per cercare di combattere questa sensazione di disagio che in un modo o nell'altro tutti stiamo attraversando?



nuova normalità degli eventi e il distanziamento sociale


La risposta sta dentro di noi stessi. Come in un ascensore cerchiamo di trovare un punto sopra o davanti in modo da cercare il nostro spazio personale temporaneamente perso in quella situazione, dobbiamo cercare il punto di positività, pensare che questa situazione non durerà per sempre, staccarci da tutto ciò che può provocare una sensazione di ansia e rifugiarsi nelle persone che trasmettono positività, anche sui nostri cari, magari anche lontani ma bisogna cercare questo punto di appoggio per recuperare il nostro spazio personale.

Cosa ne pensi di questo spazio personale? Il distanziamento sociale imposto dallo Stato per la situazione pandemica ti fa sentire meglio o senza dubbio ti senti abbattuto? Hai cambiato il modo di vedere lo spazio personale dopo questa situazione di pandemia? Raccontami la tua esperienza nei commenti di questo articolo se hai voglia di farlo, a volte scrivere quello che si sente aiuta a farci sentire meglio, credimi! Coraggio !



l'abbraccio più desiderato ...




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